Solidarietà all'Arma dei carabinieri per il vile assassinio del maresciallo maggiore Vincenzo Di Gennaro è stata espressa da Alfonso Ferrara, presidente provinciale di Confesercenti. “Un insopportabile episodio che ha riguardato l'uccisione del maresciallo dei carabinieri Di Gennaro in servizio presso la stazione di Cagnano Varano. L' inqualificabile e vile gesto di un criminale che ha colpito un servitore dello stato nell'esercizio della sua attività a garanzia della sicurezza dei cittadini non può che provocare una dura reazione e una mobilitazione della società civile al fianco delle forze dell'ordine a favore della sicurezza e la legalità. Nella certezza che il colpevole sarà processato in tempi brevi e sconti la giusta pena, Confesercenti Foggia è vicina ai famigliari della vittima.

Gli utenti dei servizi catastali hanno ora la possibilità, tramite il sito o l’App delle Entrate, di “staccare” un biglietto per accedere in giornata all’ufficio desiderato evitando così l'attesa.
Lo comunica il Fisco in una nota. All’interno dell’applicazione mobile “Agenzia Entrate”, è disponibile il servizio “web mail” e sarà possibile contattare il call center dell’Agenzia direttamente dal proprio smartphone o tablet. Il numero da comporre per le richieste di informazioni da inviare via sms e aumentano i caratteri a disposizione per i messaggi di testo da inviare all’Agenzia.
IL “WEB TICKET” PER I SERVIZI CATASTALI – Con il ticket virtuale professionisti e cittadini che hanno necessità di ricevere informazioni in ambito catastale e ipotecario, possono fissare un appuntamento presso l’ufficio desiderato, nel corso della stessa giornata, prenotando direttamente dal pc o tramite l’App del proprio smartphone o tablet. Contribuenti e professionisti potranno presentarsi direttamente allo sportello dell’ufficio dove hanno prenotato l’appuntamento, evitando, così, di doversi “autenticare” fisicamente. Il ticket può essere prenotato dalle ore 6:00 fino a esaurimento della disponibilità, è valido esclusivamente nella giornata in cui è stato richiesto e va utilizzato dall’orario indicato nella prenotazione.
LE NUOVE FUNZIONALITÀ DELL’APP – L’App dell’Agenzia include due nuovi servizi: la web mail e l’assistenza telefonica. Il primo permette di inviare dal proprio smartphone o tablet una email all’Agenzia per chiedere informazioni di carattere generale in materia fiscale. Una volta selezionato il tasto sul proprio dispositivo mobile, l’utente, che deve essere autenticato a Fisconline, seleziona l’argomento e inserisce il testo della richiesta. Dopo aver cliccato sul pulsante “Invia”, la richiesta viene inoltrata ed è consultabile tramite la funzione “Email inviate” sulla stessa App. L’Agenzia assicura una risposta entro cinque giorni lavorativi. La funzionalità di richiesta di assistenza via telefono consente, invece, di contattare il call center dell’Agenzia dal proprio smartphone o tablet, tramite il numero dedicato mobile digitando l’apposito tasto “avvia chiamata” all’interno dell’App.
UN NUOVO NUMERO PER GLI SMS DEL FISCO –  Il servizio di assistenza via sms del Fisco che consente di ricevere, in forma sintetica, informazioni su scadenze, codici tributo e in genere risposte a quesiti semplici, cambia numero. Da ora, per inviare le proprie richieste via sms, bisognerà comporre il 339 9942645. Inoltre sarà possibile recapitare messaggi di testo più lunghi e dettagliati contenenti fino a 640 caratteri (prima il limite massimo era di 160). Gli utenti che negli ultimi 6 mesi hanno utilizzato il servizio hanno già ricevuto dall’Agenzia un avviso che li informa del nuovo numero.

Sono stati pubblicati sul sito Internet dell’Inps il modello aggiornato per la presentazione della domanda del Reddito di cittadinanza e della Pensione di cittadinanza e i nuovi modelli Ridotto ed Esteso che recepiscono le modifiche introdotte in sede di conversione del decreto legge.
“I modelli, riferisce l’Istituto in una nota, vengono pubblicati dopo avere sentito il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed avere ricevuto il parere del Garante per la tutela in materia di dati personali”.
Se si pensa di essere in possesso dei requisiti,  recarsi al Caf-Confesercenti, muniti di documento d’identità e dell’obbligatorio modello Isee per poter presentare la domanda Rdc/Pdc.

Non solo monumenti e città d’arte. Anche l’Italia all’aria aperta conquista i vacanzieri stranieri: nei nostri campeggi e villaggi, le presenze di turisti provenienti dall’estero sono cresciute del 14,9% in cinque anni, per un totale di circa 4,5 milioni in più. Un boom che compensa il calo dei vacanzieri italiani e conferma l’attrattività internazionale del turismo ‘en plein air’ italiano; ma che non basta a mettere in sicurezza le imprese del settore. Che, tra incertezza normativa e una Tari fuori proporzione, continuano a soffrire. 
A lanciare l’allarme sono gli imprenditori di Assocamping Confesercenti, la categoria del turismo all’aria aperta Confesercenti guidata dalla Presidente Monica Saielli, oggi riconfermata all’unanimità dall’Assemblea elettiva riunita a Roma. “Numeri che confermano l’importanza e l’alto potenziale di sviluppo di un settore che troppo spesso viene considerato poco e male dai legislatori. E che invece potrebbe essere una marcia in più per l’offerta turistica italiana”, commenta la Presidente di Assocamping Monica Saielli. “Eppure sono molti gli interventi necessari e urgenti, a partire da una revisione del meccanismo della Tari: il calcolo sulla superficie porta a risultati evidentemente fuori misura per campeggi e villaggi, mettendo in seria difficoltà i bilanci delle imprese. Ma serve anche più certezza normativa su soste e parcheggi, così come una revisione del Codice dei beni culturali e del Paesaggio. Questioni critiche per la categoria, per la cui risoluzione Assocamping profonde il massimo impegno”.
Arrivi e presenze turistiche. Nel 2017 – ultimo anno disponibile – gli arrivi di turisti nei campeggi e nei villaggi turistici hanno superato la barriera dei 10 milioni, a cui corrispondono circa 68 milioni di presenze e una permanenza media di 6,7 giorni. In cinque anni gli arrivi sono cresciuti di circa un milione (+12%), le presenze di oltre 3 milioni (+4,8%).  Ma a trainare sono gli stranieri: a fronte dell’aumento del 14,9% di questi ultimi, tra il 2012 ed il 2017 le presenze di italiani nei campeggi e nei villaggi si sono invece ridotte del 4%, quasi 1 milione e 400mila in meno.
Tra gli stranieri, il maggior numero di arrivi proviene da Germania (30%), Francia (7,6%), Paesi Bassi (7,3%), Regno Unito (5%) e Austria (4,4%). Ma la crescita più importante riguarda i clienti provenienti dai Paesi Baltici, dalla Bulgaria, Turchia e Portogallo. Tutti questi paesi nell’arco di 5 anni hanno visto più che raddoppiare i loro arrivi in Italia. I turisti italiani che registrano il maggior numero di arrivi e presenze nel comparto extra-alberghiero sono invece i residenti in Lombardia (21,4%), Veneto (11,7%), Piemonte (9,3%), Emilia-Romagna e Lazio (entrambe rappresentano il 9% degli arrivi). Queste regioni insieme rappresentano oltre il 60% degli arrivi nelle strutture complementari.

I bilanci delle famiglie non si sono mai risollevati dalla crisi. Lo confermano i dati Istat sul potere d’acquisto degli italiani, in calo nell’ultimo trimestre del 2018 ed ancora di 2 miliardi di euro inferiore rispetto allo stesso periodo del 2011. In sette anni, dunque, le famiglie non sono ancora riuscite a recuperare pienamente quanto perduto durante la grande recessione.
Così Confesercenti commenta i dati diffusi oggi da Istat.
In questo contesto, l’ulteriore calo del potere d’acquisto registrato nell’ultima parte del 2018 non può che preoccupare. La ‘non ripresa’ dei redditi e del potere d’acquisto degli italiani ha infatti influito pesantemente sui consumi, e quindi sul mercato interno e sulle PMI che ad esso fanno riferimento: dal 2011 al 2018 abbiamo perso circa 360mila occupati indipendenti, tra imprenditori e collaboratori familiari. Quasi la metà (168mila) nel commercio, dove a soffrire di più sono stati i negozi di vicinato.

Le previsioni per il 2019, purtroppo, ad ora non lasciano ben sperare. Secondo le stime elaborate da Confesercenti con Cer, difficilmente i consumi nell’anno in corso cresceranno più dello 0,5%. Rispetto alle previsioni della scorsa Nadef, il 2019 si chiuderà con 10 miliardi di consumi in meno, e questa cifra ben illustra la gravità della situazione in cui si è venuta a trovare l’economia italiana, visto che i consumi contribuiscono per il 60% al nostro prodotto interno lordo.
Il prossimo DL Crescita deve necessariamente essere il punto di svolta. Ma per uscire dall’impasse deve essere più forte, e puntare con più decisione ad alleggerire il peso del fisco sui consumi e sugli investimenti che creano lavoro: la via maestra per uscire dalle difficoltà ed evitare che la recessione, da tecnica, diventi conclamata.

 

Città d’arte e piccoli borghi sono il volano del turismo italiano. Da oltre 20 anni, la Borsa delle 100 città d’arte si pone l’obiettivo di valorizzare e commercializzare il turismo d’arte e cultura nel nostro Paese, di cui rappresenta il più importante e consolidato appuntamento italiano di incontro fra domanda ed offerta. La XXIIIª edizione dell’iniziativa verrà presentata con una conferenza stampa prevista per martedi 2 aprile 2019 alle ore 11 presso la Sala Cavour del MIPAAFT, in Via XX Settembre, 20 – 00187 Roma.
L’incontro stampa ha lo scopo di promuovere la tradizionale Borsa delle 100 Città d’Arte, organizzata da Confesercenti e Assoturismo con il sostegno di ENIT, APT Emilia Romagna ed il Patrocinio dei Ministeri delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e dei Beni e delle Attività Culturali, che quest’anno si terrà a Bologna a partire dal 30 maggio, con l’obiettivo di valorizzare bellezze artistiche ed ambientali e l’ospitalità di molti centri italiani, alcuni dei quali forse poco noti ma di certo meritevoli di essere conosciuti e visitati.
Le città d’arte sono uno dei principali motori del settore turistico italiano, capaci di dare un impulso ineguagliabile al dinamismo del comparto. In occasione della conferenza stampa, verranno presentati i dati inediti di andamento e di previsione del turismo culturale nelle città d’arte italiane, a cura del Centro Studi Turistici Firenze (CST).
I lavori saranno introdotti da Marco Pasi, Presidente di Iniziative Turistiche, e proseguiranno con la presentazione dei dati a cura del Direttore Centro Studi Turistici Firenze Alessandro Tortelli. Conclusioni del Presidente Nazionale di Assoturismo, Vittorio Messina. È stato invitato a partecipare il Ministro per le Politiche agricole e forestali ed il turismo Gian Marco Centinaio.

I cinesi si confermano in testa alla classifica dei top-spender del turismo italiano. Nel 2018 la spesa complessiva nel nostro Paese è stata di 462 milioni di euro, con una media di oltre 300 euro al giorno a testa (+15% sul 2017) e di 1.500 euro a viaggio, quasi sempre per beni e servizi di lusso. È quanto emerge da un’analisi di CST per Assoturismo Confesercenti.
Il rafforzamento delle relazioni bilaterali con la Cina potrebbe dunque dare una spinta decisiva alla bilancia turistica italiana. Ma per aprire davvero la via della seta al turismo dobbiamo rafforzare i collegamenti diretti di lungo raggio con la Cina: allo stato attuale, infatti, solo un visitatore cinese su tre arriva direttamente nel nostro Paese. Gli altri fanno base dai nostri competitor, principalmente Francia e Germania, e dedicano all’Italia solo pochi giorni nel loro Tour europeo.
Tutti i paesi europei, infatti, rappresentano destinazioni potenziali del mercato cinese e la loro modalità di visita è itinerante: 2-3 città per nazione e ripartono verso una nuova meta, determinando spesso la scelta in base alla facilità di collegamento.
Complessivamente, ogni anno arrivano in Europa quasi 17 milioni di turisti cinesi, di cui solo 1,4 milioni si spingono fino all’Italia, un risultato che la pone dietro a Francia e Germania, diventati negli ultimi anni i veri hub d’Europa. Anche tra i visitatori del nostro Paese, infatti, solo poco più di un terzo – circa 500mila – arriva in Italia direttamente.
Un segno che conferma come, nei tour d’Europa dei visitatori cinesi, l’Italia sia una meta marginalizzata, cui sono dedicati solo un paio di giorni in una vacanza di varie settimane”, commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti. “Il consolidamento dei rapporti economici e commerciali tra Cina e Italia potrebbe dare far crescere il nostro turismo. Ma per fare il salto di qualità, dobbiamo facilitare l’arrivo dei visitatori nel nostro Paese. E questo non vale solo per i cinesi: in un mondo in cui gli orizzonti turistici si fanno sempre più lontani, l’incidenza dei turisti di lungo raggio sul nostro sistema è sempre maggiore. Ma per portarli in Italia bisogna creare collegamenti efficaci: attualmente la maggior parte dei turisti provenienti da Asia, Sud America e Nord America per un tour d’Europa, passa per gli hub aerei di Berlino o Parigi. E noi siamo perdenti in un quadro del turismo che sì è in crescita, ma sempre più globale e competitivo”.

Venerdì, 08 March 2019 10:36

8 MARZO: LA MIMOSA RESISTE, LA FESTA MENO

La tradizione della mimosa resiste, forse anche meglio della stessa Festa della Donna. Dopo un San Valentino positivo per il mercato dei fiori, gli operatori hanno buone speranze anche per l’8 marzo: con l’occasione, infatti, dovrebbero essere regalati quasi 14 milioni di ramoscelli di mimosa, circa il 5% in più sullo scorso anno. La celebrazione in sé, invece, continua a perdere appeal: per una donna su due (il 51%) è una festa commerciale priva di valore, mentre solo il 35% – lo scorso anno era il 39% – ritiene che sia un evento utile al dibattito sulle disparità di genere. E c’è anche un 8% che assegna alla festa un valore del tutto negativo. È quanto emerge da un sondaggio condotto su un campione di donne da SWG per Confesercenti.
A pesare sull’appeal della festa è proprio la consapevolezza delle forti disparità ancora esistenti tra uomini e donne. Il 22% delle intervistate denuncia di essere stata, nell’ultimo anno, vittima di discriminazioni di genere, mentre il 62% ritiene che le donne non siano sufficientemente rappresentante nel panorama politico ed istituzionale. Un problema riconosciuto solo parzialmente dagli uomini: tra questi, ben il 43% giudica sufficiente la rappresentanza femminile.
Anche sulla mimosa, però, l’opinione si divide: il 23% delle intervistate non la gradisce in dono, mentre per il restante 35% (in crescita sul 31% dello scorso anno) è un regalo apprezzato. La maggior parte lo accetta con indifferenza (43%). Molto dipende dalla persona da cui proviene il dono: il 34% vorrebbe infatti riceverla solo dal partner, mentre il 15% dai familiari. Seguono le amicizie più strette (14%), l’ambiente di lavoro (6%) e da altre donne (6%). Ma c’è anche un 17% che gradisce sempre la mimosa, da chiunque provenga.
“La giornata internazionale della donna è una occasione per fare qualche bilancio: e purtroppo non è positivo. Per le donne c’è ancora poco da festeggiare, come testimonia il 22% che denuncia di essere stata vittima di discriminazioni solo negli ultimi 12 mesi”, commenta Anna Maria Crispino, Presidente di Impresa Donna, l’associazione che riunisce le imprenditrici di Confesercenti. “Alcuni passi avanti verso la parità di diritti sono stati fatti, ma c’è ancora molta strada da fare. Le donne nel mondo del lavoro e del fare impresa rappresentano un ricco potenziale, sempre più qualificato, per il nostro Paese. Chi governa deve mettere l’occupazione e l’impresa femminile tra le priorità: noi abbiamo sostenuto, e continueremo a farlo con il massimo impegno, le nostre imprenditrici con tutto il supporto e l’assistenza tecnica necessaria, dalla nascita e durante il loro percorso di crescita. Ma occorre investire maggiori risorse, a partire dalle politiche di conciliazione vita-lavoro”.

Nonostante la lieve diminuzione dell’occupazione nel quarto trimestre del 2018, gli effetti di trascinamento degli incrementi pregressi consentono comunque di registrare ancora una crescita a livello tendenziale, seppur rallentata rispetto al recente passato. E’ quanto segnala la nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione di Istat, Ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal.
Le dinamiche del mercato del lavoro risultano sostanzialmente allineate a quelle del Pil, anche esse contraddistinte da un lieve calo congiunturale (-0,1% per il secondo trimestre consecutivo dopo 14 trimestri di espansione) e da una variazione nulla nei confronti del quarto trimestre del 2017. Il tasso di occupazione destagionalizzato risulta pari al 58,6% stabile in confronto al trimestre precedente, a sintesi di un lieve aumento per le donne e di un calo per gli uomini. L’indicatore supera di oltre tre punti il valore minimo del terzo trimestre 2013 (55,4%) tornando ai livelli pre-crisi e sfiorando il livello massimo del secondo trimestre del 2008 (58,8%).
Prosegue la crescita tendenziale dell’occupazione dipendente in termini sia di occupati (+0,4% dati Istat, rilevazione sulle forze di lavoro) che di posizioni lavorative riferite ai settori dell’industria e dei servizi (+1,8% Istat, rilevazione Oros). Lo stesso andamento si riscontra nei dati del ministero del Lavoro tratti dalle comunicazioni obbligatorie rielaborate (+358mila posizioni lavorative nel quarto trimestre 2018 rispetto al quarto del 2017) e nei dati dell’Inps-Uniemens riferiti alle sole imprese private (+431mila posizioni lavorative al 31 dicembre 2018 rispetto al 31 dicembre 2017). L’aumento tendenziale delle posizioni lavorative dipendenti interessa tutte le classi dimensionali d’impresa.
Per il lavoro indipendente, secondo la rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, prosegue la tendenza alla diminuzione congiunturale (-23mila occupati, -0,4%) rallentando la crescita su base annua (+12mila occupati, +0,2%). Le posizioni lavorative dipendenti presentano, nei dati destagionalizzati, un incremento congiunturale nei settori dei servizi e nell’industria. Nel quarto trimestre 2018, in base alle comunicazioni obbligatorie, le attivazioni sono state 2 milioni 476mila e le cessazioni 2 milioni 396mila, determinando un saldo positivo di 80mila posizioni di lavoro dipendente.
La crescita riguarda i servizi di mercato (+46mila posizioni) e l’industria in senso stretto (+16mila) mentre continua a ridursi l’agricoltura (-11mila posizioni). Andamenti analoghi si riscontrano nelle posizioni lavorative dei dipendenti del settore privato extra-agricolo (Istat, rilevazione Oros), dove la variazione congiunturale di +0,3% (+34mila posizioni) è dovuta a un modesto aumento nei servizi (+0,3%, +27mila posizioni) e nelle costruzioni (+0,3%, +2mila) e a un ancor più modesto incremento nell’industria in senso stretto (+0,1%, +5mila).
L’aumento congiunturale delle posizioni lavorative dipendenti sulla base delle comunicazioni obbligatorie riguarda le posizioni a tempo indeterminato (+80mila) mentre quelle a tempo determinato hanno una variazione nulla. Se le prime continuano a crescere in virtù delle trasformazioni (+140mila), le posizioni a termine sono ferme dopo la lieve riduzione (-8mila) nel terzo trimestre 2018 e la crescita ininterrotta dal secondo trimestre 2016 al secondo 2018. L’incidenza delle attivazioni a tempo determinato è pari all’80,1%, simile al trimestre precedente (80,0%), ma inferiore rispetto al massimo della serie raggiunto nel quarto trimestre del 2017 (81,1%).
In termini di saldi tra attivazioni, cessazioni e trasformazioni, su base annua la dinamica delle posizioni a tempo determinato risulta ancora positiva (+129mila), sebbene in progressivo rallentamento rispetto ai tre trimestri precedenti (+266mila, +374mila e +455mila rispettivamente nel terzo, secondo e primo trimestre). Questo andamento si osserva anche nei dati Inps-Uniemens (+125mila nel quarto trimestre 2018 rispetto a +240mila, +369mila e +501mila) che comprendono anche il lavoro in somministrazione e a chiamata. Le posizioni lavorative a tempo indeterminato presentano un aumento nei dati delle comunicazioni obbligatorie (+230mila) in accelerazione rispetto ai tre trimestri precedenti (+122mila, +71mila e +21mila). Del tutto analogo è l’andamento registrato dai dati Inps. Secondo i dati Istat della rilevazione sulle forze di lavoro prosegue, seppur a ritmi meno intensi, l’aumento tendenziale dell’occupazione (+87mila unità) a cui si associa una diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-105mila) e degli inattivi (-100mila). Tra i giovani di 15-34 anni torna a diminuire l’occupazione, in termini sia congiunturali che tendenziali, e il relativo tasso cala rispetto al trimestre precedente e cresce lievemente in confronto a un anno prima. Significativo l’impatto dell’invecchiamento della popolazione, che contribuisce a spiegare la crescita del numero degli occupati ultracinquantenni, indotta anche dall’allungamento dell’età pensionabile. Nel quarto trimestre 2018 prosegue l’aumento tendenziale del numero dei lavoratori a chiamata o intermittenti.

In Europa il mercato del falso non conosce crisi, cresce anno su anno, e impatta fortemente e negativamente le economie nazionali. E all'Italia la contraffazione costa cara all’Italia: 88 mila i posti di lavoro persi, con un mancato gettito fiscale dal commercio al dettaglio e all’ingrosso per 4,3 miliardi di euro (solo nel 2016) e mancato pagamento di diritti di proprietà intellettuale ai legittimi titolari italiani per altri 6 miliardi. Cui vanno aggiunte minori entrate statali per 10,3 miliardi di euro.
Secondo la relazione “Tendenze del commercio di merci contraffatte e usurpative” dell’Euipo, l’ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, il numero di posti di lavoro persi è pari al 2,1% di quelli dei settori direttamente interessati dalla contraffazione.
Complessivamente, il commercio di prodotti contraffatti e piratati ha comportato una riduzione delle entrate pubbliche italiane equivalente del 3,2% delle gettito fiscale, ovvero lo 0,62% del prodotto interno lordo italiano.
L’Italia, con il 15% del valore complessivo delle merci sequestrate, è il terzo Paese colpito dalla contraffazione, dopo gli Stati Uniti (24%) e Francia (16,6%). Perciò, i marchi italiani sono tra quelli più falsificati e dunque danneggiati.

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