Possibili licenziamenti alla Coop di Foggia e della Puglia. Pronta la smentita da parte di Confesercenti Foggia in merito alle dichiarazioni di un “anonimo” riportate nei giorni scorsi da un quotidiano locale.
«Solo una fonte anonima che non ha il coraggio di dichiararsi– osserva Alfonso Ferrara, Presidente di Confesercenti- può sostenere, per ignoranza o mala fede, che la Coop deve quotidianamente fronteggiare una concorrenza sleale da parte di altri competitor cittadini. Rispetto ad altre aziende che trattano male i propri lavoratori, si garantiscono maggiori entrate e quindi un’ampia scelta sui prezzi».
«Ricordo- continua Ferrara- quando la Coop veniva accusata di provocare, con gli insediamenti della grande distribuzione organizzata, la crisi degli esercizi di prossimità. Coloro che peroravano la causa dei centri commerciali sostenevano che gli imprenditori locali del settore commercio dovevano aggiornarsi per le nuove esigenze dei consumatori; ora che i centri commerciali sono in crisi è colpa dei competitor?»
«Se Coop che, per una strana coincidenza, opera in regime di monopolio assoluto nella grande distribuzione organizzata in Puglia è in crisi– prosegue il Presidente di Confesercenti- è legittimo sospettare che il sistema della cooperazione ha qualche problema di gestione quando viene snaturato lo scopo mutualistico».
Conclude Ferrara: «Perché non riconoscere a lungimiranti imprenditori locali la capacità di saper fare impresa, far crescere le eccellenze locali, di essere attenti ai consumatori e di restituire al territorio eventi ed attività sociali? Se imprenditori locali sono ai vertici di moderni centri lombardi di distribuzione del settore alimentare una ragione ci sarà? Discutiamone!»

Ultimi giorni per pagare la prima rata della “rottamazione-ter delle cartelle. La scadenza, fissata dalla legge al prossimo 31 luglio, riguarda circa 1,2 milioni di contribuenti che entro lo scorso 30 aprile hanno aderito alla definizione agevolata prevista dal DecretoLegge 119/2018 e a cui Agenzia delle entrate-Riscossione ha inviato la ”Comunicazione delle somme dovute”, cioè la lettera di risposta con il dettaglio degli importi da pagare e i bollettini delle rate secondo il piano di pagamenti scelto in fase di adesione.
I contribuenti ammessi alla “rottamazione-ter” pagheranno il debito residuo, senza sanzioni e interessi di mora.

MANCATO PAGAMENTO: Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento anche di una sola rata, oltre la tolleranza di cinque giorni prevista per legge, determina, avverte l’Agenzia, l’inefficacia della definizione agevolata, il debito non potrà essere più rateizzato e l’agente della riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero. Inoltre, secondo quanto stabilito dal Decreto Crescita, che ha riaperto i termini per aderire agli istituti agevolativi della pace fiscale (”rottamazione-ter” e ”saldo e stralcio”), le cartelle o avvisi già ammessi al pagamento agevolato, con prima o unica rata da pagare entro il 31 luglio 2019, non possono essere nuovamente inseriti in una dichiarazione di adesione perché l’istanza non sarà accolta. Pertanto, con riferimento ai debiti oggetto di una richiesta di ”rottamazione-ter” presentata entro il 30 aprile, per non perdere i  benefici della pace fiscale, è necessario ottemperare al pagamento  delle rate del piano, tra cui ovviamente la prima in scadenza il 31 luglio 2019.

COME PAGARE:  E’ possibile pagare presso la propria banca, agli sportelli bancomat (Atm) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul portale di Agenzia delle entrate-Riscossione e con l’App Equiclick  tramite la piattaforma PagoPa. Si può pagare anche agli sportelli dell’Agente della riscossione dove, però, il prossimo 31 luglio potrebbe registrarsi un consistente afflusso di contribuenti a causa della coincidenza con l’altra scadenza prevista dalla legge (Decreto Crescita), relativa all’ultimo giorno utile per presentare le domande di adesione alla pace fiscale, riaperta a inizio mese. Infine, è possibile pagare mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi liquidi ed esigibili (c.d. crediti certificati) maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica  Amministrazione.

RATEIZZAZIONE: Chi ha scelto di versare le somme dovute in un’unica soluzione,  chiuderà la definizione agevolata il 31 luglio 2019. Per gli altri, invece, la legge ha concesso la possibilità di ripartire quanto dovuto in un massimo di 18 rate che, dopo quella di luglio, sono fissate a novembre 2019 e poi febbraio, maggio, luglio e novembre di ogni anno a partire dal 2020.

SERVIZI PER IL CONTRIBUENTE: Sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it sono disponibili alcuni servizi web a supporto dei contribuenti che si apprestano a pagare la rata della ”rottamazione-ter”. Nelle pagine dedicate alla Definizione agevolata, è possibile chiedere una copia della Comunicazione delle somme dovute, la lettera di risposta inviata dall’agente della riscossione con l’esito della richiesta, gli importi da pagare e i bollettini Rav da utilizzare al momento del versamento della rata. Il servizio è disponibile in area pubblica, senza  necessità di pin e password, compilando la scheda ”Richiesta  comunicazione” e allegando un documento di riconoscimento; nell’area  riservata del sito, accedendo con le credenziali personali, è possibile scaricarla direttamente.

CONTITU: Il servizio ”ContiTu”, invece, consente di scegliere online di pagare in via agevolata soltanto alcuni degli avvisi/cartelle contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute”. Per effettuare la scelta dei debiti che si vogliono pagare e rifare il calcolo, bisogna accedere al portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it, nelle pagine dedicate alla ”rottamazione-ter”, alla voce ”Conti tu”, compilare la scheda online sullo schermo e specificare le cartelle/avvisi che si intendono ”rottamare”. Il servizio calcolerà il nuovo totale e l’importo di ciascuna rata. Dopo aver confermato la scelta, Agenzia delle entrate-Riscossione invierà all’indirizzo email indicato dal contribuente i nuovi bollettini RAV con cui sarà possibile effettuare il pagamento entro le scadenze previste. Le cartelle e gli avvisi contenuti nella domanda presentata e per i quali il contribuente sceglie di non aderire alla definizione agevolata, non potranno essere rateizzati e Agenzia delle entrate-Riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero.

L’estate porta uno spiraglio d’ottimismo tra consumatori ed imprese. La ventata favorevole, però, non coinvolge il commercio di vicinato: nonostante l’avvio tutto sommato positivo dei saldi estivi, a luglio l’indice di fiducia dei negozi segna un arretramento di quasi mezzo punto, in netta controtendenza con il miglioramento registrato dalla Grande distribuzione organizzata (+5,7 punti).
È quanto afferma l’Ufficio economico Confesercenti commentando le rilevazioni Istat diffuse oggi.
Al di là delle PMI del commercio, la ripresa complessiva dell’indice di fiducia di famiglie ed imprese è un segnale positivo, anche se resta il fatto che per entrambe le voci si registra ormai da mesi un andamento ondivago. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, però, cogliamo le aperture che ci vengono segnalate. Si tratterà di capire se, appunto, queste tendenze a favore si consolideranno nei prossimi mesi con la prossima legge di bilancio, grazie a politiche che diano più elementi di certezza alle famiglie ed alle imprese.
Per il commercio di vicinato, però, serve un intervento più mirato: la crisi dei negozi sembra diventata strutturale, e si è nuovamente acuita con il rallentamento dei consumi delle famiglie registrato quest’anno. La situazione che osserviamo ci dice che quanto finora fatto non è stato sufficiente, e che serve una strumentazione straordinaria per affrontare il problema. Per questo Confesercenti ha chiesto al governo di aprire un tavolo speciale con i rappresentanti dei canali distributivi, con l’obiettivo di contenere la fase negativa e rilanciare il settore, accompagnando e sostenendo l’evoluzione della rete dei negozi di vicinato.

Secondo quanto riporta FiscoOggi, l’Agenzia delle Entrate rende noto che “i contributi Inps versati alla collaboratrice domestica dal contribuente, in qualità di datore di lavoro, tramite Mav, utilizzando un conto corrente di terzi e non riconosciuti dal Cafin sede di compilazione del Modello 730, sono deducibili dal reddito. Per farlo, basta presentare una dichiarazione integrativa “a favore”.
“L’articolo 10, comma 2, ultimo periodo, del Dpr n. 917/1986 (Tuir) – sottolinea FiscoOggi – consente al datore di lavoro di portare in deduzione i contributi previdenziali pagati per i domestici e per gli addetti ai servizi di assistenza personale o familiare: colf, baby-sitter, assistenti delle persone anziane. Sono deducibili le somme effettivamente versate fino ad un importo massimo di 1.549,37 € annui. Tuttavia, non è deducibile l’intero importo, ma solo la quota a carico del datore di lavoro al netto della quota contributiva a carico del collaboratore domestico o familiare”.

Dopo la debole ripresa degli anni scorsi, la spesa delle famiglie è tornata a frenare. La crisi del commercio, dunque, non è mai finita. Se non ci saranno inversioni di tendenza, il 2019 si chiuderà con una flessione del -0,4% delle vendite, per oltre un miliardo di euro in meno rispetto al 2018: il risultato peggiore degli ultimi quattro anni. A stimarlo è Confesercenti.
A pesare è il mancato recupero della spesa delle famiglie italiane, che sono oggi costrette a spendere annualmente 2.530 euro in meno che nel 2011. Una sofferenza non limitata alle sole aree più povere del paese: le famiglie lombarde hanno ridotto i loro consumi del 3,5%, quelle venete del 4,4%, poco meno di quanto avvenuto in Calabria, dove la contrazione è stata del 4,8%. Lo stop della spesa ha inoltre portato al riorientamento delle scelte di consumo verso quei canali dove più esasperata è la concorrenza di prezzo, come web e outlet. L’impatto sul commercio è stato devastante. Ormai quasi un’attività commerciale indipendente su due chiude i battenti entro i tre anni di vita. Oggi, rispetto al 2011, ci sono 32mila negozi in meno, un’emorragia che ha portato a bruciare almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese. E quest’anno stimiamo che spariranno ancora più di 5mila attività commerciali, al ritmo di 14 al giorno.
Le difficoltà del commercio, in particolare dei piccoli, sembrano ormai strutturali. C’è bisogno di un intervento urgente per fronteggiarla: chiederemo al governo di aprire un tavolo di crisi”, spiega Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti.  “Se si pensa che, in media, ogni piccolo negozio che chiude crea due disoccupati, è chiaro che ci troviamo di fronte ad una crisi aziendale gravissima, anche se nessuno sembra accorgersene. Persino il commercio su aree pubbliche è in difficoltà, messo a terra da un caos normativo che ha accelerato la marginalizzazione dei mercati e il dilagare dell’abusivismo. Non è un problema dei soli commercianti: gli effetti collaterali della crisi del settore si estendono anche alla dimensione sociale e urbana. La tradizionale rete di vendita aiuta a dare identità ad un luogo e rende maggiormente attrattive le aree urbane. Per le quali il commercio è un settore economicamente significativo, che contribuisce a produrre reddito locale ed occupazione”.
“È necessaria un’azione organica, ad ampio spettro, per restituire capacità di spesa alle famiglie e per accompagnare la rete commerciale nella transizione al digitale, creando le condizioni per una leale competizione con il canale Web”, continua De Luise. “Serve formazione continua per gli imprenditori, ma anche sostegno agli investimenti innovativi ed un riequilibrio fiscale che consenta una concorrenza alla pari tra offline e online. Apprezziamo le iniziative di confronto con le parti sociali annunciate dal governo: siamo pronti a fornire il nostro contributo sotto il profilo dell’analisi e dei possibili interventi. Per questo siamo in attesa degli incontri con le parti sociali proposti dal Governo. Un’iniziativa che riteniamo positiva ed utile: l’auspicio, però, – conclude la Presidente di Confesercenti – è che si tratti di incontri sostanziali e non formali. Le nostre emergenze sono concrete e ci attendiamo risposte concrete”.

“La normativa rischia di creare non poche difficoltà agli agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari che ne volessero usufruire. Si riscontra, infatti, una contraddizione fra tale normativa e le norme degli AEC e del Codice Civile relative alla chiusura del rapporto di agenzia. Il Decreto legge 28 gennaio, numero 4, all’articolo 14, comma 3, prevede che la pensione “quota 100”, a pena della sospensione della stessa, è incumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro lordi annui. A sua volta, la circolare Inps 11/2019 ribadisce che i redditi derivanti da qualsiasi attività lavorativa svolta, anche all’estero, successivamente alla decorrenza della pensione e fino alla data di perfezionamento della pensione di vecchiaia prevista nella gestione a carico della quale è stata liquidata la ‘pensione quota 100’ comportano la sospensione dell’erogazione del trattamento pensionistico nell’anno di produzione dei predetti redditi”: è quanto sostiene il presidente provinciale e coordinatore regionale della Federazione italiana agenti e rappresentanti di commercio della Confesercenti, Matteo Rinaldi.
“In base agli Accordi Economici Collettivi – continua Rinaldi -, l’agente può ottenere l’indennità di clientela e l’indennità meritocratica a seguito di risoluzione contrattuale da parte sua se tale risoluzione sia dovuta tra l’altro a pensionamento. Gli stessi accodi precisano che le dimissioni debbano essere 'successive al conseguimento della pensione' (AEC Industria, articolo 10), o avvenire 'per conseguimento della pensione' (AEC Commercio, articolo 12). Ne consegue che dal momento in cui l’agente - una volta conseguita la pensione - comunica la risoluzione del contratto inizia il periodo di preavviso obbligatorio che può durare da tre a sei mesi, secondo gli AEC, e da uno a sei mesi, secondo il codice civile. Ovviamente, durante la prestazione del preavviso l’agente produce reddito, ma ciò comporta la sospensione dell’erogazione del trattamento pensionistico nell’anno di produzione del reddito stesso. Del resto, il limite dei 5000 €, previsto dalla norma, vale esclusivamente per redditi da lavoro autonomo occasionale, per nulla assimilabili a quelli prodotti dall’agente di commercio. D’altra parte, se l’agente risolvesse il contratto prima del conseguimento della pensione e sia pure in vista di essa, non sussisterebbe il presupposto di conservazione del diritto alle indennità: il che rappresenterebbe per lui un grave danno economico. Anche nell’eventuale caso in cui l’agente trovasse un accordo con la preponente in merito alla non prestazione del preavviso (e, in ogni caso, ciò comporterebbe per lui minori entrate), il problema potrebbe porsi ugualmente: dopo il pensionamento, infatti, all’agente verrebbero comunque riconosciute tutte le provvigioni che sono relative a ordini conclusi prima della fine del rapporto ma che “maturerebbero” (e quindi verrebbero erogate) successivamente”.
In conclusione il presidente provinciale e coordinatore regionale della federazione italiana agenti e rappresentanti di commercio della Confesercenti, Matteo Rinaldi, ritiene che “stante l’attuale normativa, gli agenti che volessero conservare il diritto alle indennità di fine rapporto, non pagare alla casa mandante l’indennità sostitutiva del preavviso, incassare le provvigioni residue spettanti dovrebbero risolvere il contratto solo dopo il pensionamento con “quota 100” una volta esauriti tutti i rapporti economici scaturiti dal contratto. Non crediamo sia questa la volontà del Legislatore e quindi ci permettiamo di proporre una riflessione volta a superare i sacrifici sopra evidenziati”.

Giovedì, 27 June 2019 10:21

FISCO: 1 LUGLIO TRASMISSIONE DEI 730

Il primo luglio è giorno di trasmissione, da parte del Caf o dei professionisti abilitati, delle dichiarazioni dei redditi, presentate dai contribuenti entro il 22 giugno 2019. La scadenza, originariamente fissata al 29 giugno è slittata al 1° luglio 2019 in quanto il 29 cadeva di sabato. Per avvalersi dell’assistenza di un intermediario i contribuenti hanno dovuto provvedere alla consegna al Caf o al professionista di una delega per l’accesso al proprio modello 730 precompilato.
Mentre, per quanto concerne le dichiarazioni da trasmettere, si tratta di: quelle elaborate (modelli 730/2019); i relativi prospetti di liquidazione (mod. 730-3); il risultato contabile delle dichiarazioni (mod. 730-4); nonché le buste contenenti le schede relative alla destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef (ossia, le buste chiuse contenenti il mod. 730-1) e consegna di copia dichiarazioni e prospetto liquidazione imposte.
Prima della trasmissione i centri hanno dovuto provvedere alla verifica della conformità dei dati esposti nella dichiarazione ed effettuare il calcolo delle imposte; rilasciare al contribuente la copia della dichiarazione dei redditi elaborata (Mod. 730/2019) e del relativo prospetto di liquidazione mod. 730-3; trasmettere, in via telematica, all’Agenzia delle Entrate, i documenti sopracitati.

"E’ una vittoria importante per tutti. Una iniezione di fiducia, una opportunità fondamentale per il rilancio del sistema Paese. Ripartiamo da qui". Così la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise commenta l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali 2026 a Milano e Cortina.
Il riconoscimento dell’ Italia olimpica è una grande opportunità, con un impatto economico di rilievo, quasi 5 miliardi che rivitalizzeranno economia ed occupazione. E’ un volano di sviluppo da valorizzare con un vero e proprio lavoro di squadra: far ripartire l’occupazione, gli investimenti pubblici e privati, le infrastrutture, rilanciare la domanda interna e la fiducia di famiglie ed imprese. Facciamo tesoro dello spirito olimpico che abbiamo guadagnato e apprestiamoci a vincere le tante piccole olimpiadi quotidiane del Paese. Più lavoro, meno fisco, meno burocrazia e prospettive certe per il futuro.

Venerdì, 28 June 2019 10:39

AL VIA I SALDI ESTIVI IN TUTTA ITALIA

Avvio anticipato per i saldi estivi 2019. Stavolta a battere tutti sul tempo è la Campania, che in via straordinaria darà il via alle vendite di fine stagione già il 29 giugno. Un anticipo di circa una settimana sull’inizio ufficiale dei saldi estivi nel resto d’Italia: ad eccezione della Sicilia e della Basilicata, dove gli sconti partiranno rispettivamente il 1° ed il 2 luglio, nelle restanti regioni la data d’avvio è fissata per il primo fine settimana del mese, sabato 6 luglio.
È prevista l’adesione ai saldi estivi di oltre 200mila negozi in tutta Italia, con sconti medi di partenza intorno al 30%. Riduzioni di prezzo consistenti per cercare di invertire un’annata particolarmente difficile: nei primi quattro mesi del 2019, anche a causa del meteo imprevedibile, i consumi di abbigliamento hanno segnato una flessione di un ulteriore 1,3%. E anche il 2018 è stato deludente: durante lo scorso anno la spesa media delle famiglie italiane in abbigliamento e calzature si è ulteriormente ridotta, segnando una contrazione dello 0,7% in termini reali. Particolarmente forte è stata la contrazione per gli indumenti per uomo (-2,3%), mentre solo l’abbigliamento per neonati ha registrato una variazione positiva degna di nota (+5,3%).
L’austerity della moda non è mai finita. Risultati purtroppo in linea con le tendenze mostrate negli ultimi anni. E non ha pesato solo la grande recessione del 2012-2013: la flessione è infatti proseguita anche nei tempi più recenti, pur in una fase di congiuntura economica favorevole e di espansione dei consumi. Il risultato è che l’austerity della moda non è mai finita: nel 2018 la spesa delle famiglie in moda si è ridotta in media di 280 euro l’anno rispetto al 2011, per un calo complessivo del 4%, pari a 2,7 miliardi di euro di consumi in meno. Negli ultimi dieci anni nell’Unione europea la spesa moda è invece cresciuta del 6,7%.
La guerra degli sconti. Il progressivo restringimento dei consumi moda italiani ha dato il via ad una sfida a colpi di promozione: politiche aggressive mirate al mantenimento dei volumi di vendita, che stanno caratterizzando sempre più fortemente il settore. Ai momenti tradizionali di sconto come i saldi, che sono legati al ciclo di rinnovamento dei magazzini dei negozi, si sono infatti aggiunte anche occasioni promozionali ad hoc, online e reali. Il risultato è una pressione promozionale ormai fuori controllo. Continuando di questo passo, la quota di prodotti venduti in saldo o sconto arriverà già quest’anno al 50%: quasi 700 euro a famiglia di acquisti in promozione, livello che consacra l’Italia come il Paese europeo col maggior peso delle vendite promozionali.
“Quest’estate gli sconti di partenza saranno più alti della media: c’è da recuperare un avvio di anno decisamente negativo per le vendite”, commenta Fismo, l’associazione moda Confesercenti. “Ad incidere l’incertezza economica delle famiglie, ma anche un meteo primaverile imprevedibile. Il risultato è che quest’anno i saldi saranno un’occasione sia per le imprese che per i clienti, visto che i negozi presenteranno un assortimento di merce record. Ma c’è da fare chiarezza sulla babele della scontistica, ormai è un’Italia in saldo: tra pre-saldi, promozioni continue e giornate online come BlackFriday (estivi ed invernali), Prime Day e Cybermonday vari si è generato un circolo vizioso dannoso per le imprese ma anche per i clienti, che trovano sempre più difficile orientarsi e distinguere tra le offerte reali, come quelle dei saldi, e le promozioni fasulle. Bisogna mettere un freno a questa deriva”.

Sul contratto di sviluppo della Capitanata e sulle reazioni dei Sindaci del Gargano e dei Monti Dauni, interviene il direttore provinciale di Confesercenti Foggia che esprime le sue perplessità sul rispetto delle procedure adottate dalla Presidenza del Consiglio e dichiara: “Comprendo le difficoltà del presidente della Provincia, Nicola Gatta, che ha trovato costituita una cabina di regia e ha continuato il dialogo, non sapendo che era solo un gruppo di persone autoreferenziali che non ha mai avuto delega dal partenariato istituzionale e socio economico, unici organismi che hanno sottoscritto a tutti i livelli istituzionali protocolli d'intesa per la realizzazione di interventi finalizzati allo sviluppo economico, allo sviluppo del territorio e all'integrazione sociale".
“Quello che mi meraviglia – continua il direttore Granata - è che la Presidenza del Consiglio, che, sebbene si fosse impegnata a coinvolgere il partenariato territoriale all'atto dell'insediamento del tavolo istituzionale, ha sottoscritto un accordo senza che siano mai stati coinvolti il partenariato istituzionale e quello socio-economico del territorio”. Franco Granata, nella sua qualità di sottoscrittore dell'accordo di partenariato con la R0egione Puglia e con l'Anci Puglia, afferma: "Modestamente ritengo che le regole, possono essere condivise o no, si può avere il diritto di modificarle se non condivise, ma fino a quando sono in atto vanno rispettate da tutti. Nessuno può ignorare che i partenariati sia quello istituzionale sia quello socio-economico per gli accordi intervenuti a tutti i livelli istituzionali devono essere consultati nel corso delle procedure nel rispetto di un un patto sottoscritto tra istituzioni e forze economiche e sociali per la realizzazione di interventi finalizzati allo sviluppo economico, allo sviluppo del territorio e all'integrazione sociale. Si tratta di un metodo di 'partecipazione' fra i principi di base di una buona governanza. Secondo il Libro bianco sulla governanza, infatti, la qualità, la pertinenza e l'efficacia delle politiche per lo sviluppo dipendono dall'ampia partecipazione che si saprà assicurare lungo tutto il loro percorso, dalla prima elaborazione all'esecuzione. Secondo questa impostazione, il coinvolgimento della società civile 'organizzata' rende in sostanza migliori le politiche, e maggiormente percepibile ai cittadini l'efficacia delle risposte che le Istituzioni comunitarie e nazionali danno alle loro esigenze”.
Conclude la sua riflessione Granata: “Questa impostazione è ormai divenuta patrimonio delle Istituzioni, che la pongono alla base delle politiche per lo sviluppo socioeconomico. L'obiettivo primario è quello di disporre di una buona governance come precondizione per l'efficacia delle politiche europee è stato, infatti, recentemente riaffermato anche dalla impostazione di Europa 2020, il documento strategico per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Sono sicuro che la Presidenza del Consiglio saprà recuperare, nel rispetto delle procedure, il dialogo con l'intero partenariato istituzionale e con il partenariato socio economico territoriale”.

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